Happy Hour Remix
"Io non lo so chi c'ha ragione e chi no, se è una questione di etnia, di economia oppure solo follia. Difficile saperlo.". Sono le prime parole di "Il mio nome è mai più", un singolo scritto e cantato da Ligabue, Jovanotti e Piero Pelù, ex leader dei Litfiba, per la prima volta insieme in una produzione discografica. Si tratta di un pezzo contro la guerra, ispirato dai terribili fatti accaduti in Kosovo e terminati, paradossalmente, solo pochi giorni dopo l'uscita del singolo in Italia; ma si tratta di una canzone che va contro tutte le guerre, quelle più nascoste, quelle di cui non si parla nei telegiornali solo perchè sono lontane migliaia di kilometri dalle nostre terre, dimenticando che in tante parti del mondo si muore per delle idee, per delle convinzioni politiche o peggio ancora per colpa di gente che ha il potere e che lo sfrutta perseguendo chi è diverso.

Luciano Ligabue, Jovanotti e Piero Pelù hanno fatto qualcosa che tutta Italia ha avuto modo di apprezzare: no, non la canzone, che comunque resta un pezzo bellissimo, ma l'idea. Creare questo progetto, farlo senza ricevere nessun compenso ed addirittura rinunciando anche ai diritti di sfruttamente della canzone e non solo ai ricavati delle vendite... Tutte le persone che hanno lavorato al progetto "MaiPiù" lo hanno fatto gratuitamente, compreso anche il regista Gabriele Salvatores che si è offerto per filmare li video, bellissimo, della canzone.

I ricavati delle vendite del singolo, in vendita a 10.000 lire in tutti i negozi di dischi sono destinati al sostentamento delle vittime di guerra tramite l'operato dell'associazione Emergenzy, che per l'occasione ha creato anche un sito dedicato al singolo dei tre cantanti, raggiungibile all'indirizzo "www.maipiu.emergency.it". Dopo due settimane dalla sua uscita il singolo è già balzato in testa a tutte le classifiche di vendita dei singoli in Italia. Ed è bello pensare che molte persone abbiano acquistato il cd convinte dal fatto di sapere che quelle dieci mila lire sarebbero servite, anche se in minima parte, a sostenere delle azioni umanitarie a favore di chi, più di noi, ne ha bisogno.

Vogliamo aprire ospedali e centri di riabilitazione per le vittime di guerra: salvare vite umane tramite la chirurgia d'emergenza, fornire protesi agli amputati, restituirli autosufficienti e attivi alle loro comunità. Curare l'uomo ferito. Senza distinzione di razza, di religione, di sesso. Semplicemente perchè soffre e ha bisogno d'aiuto. Emergency

 

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