Presentato l'ultima sera della "Mostra del Cinema di Venezia" nel mese di Settembre 1998 "Radiofreccia" segna il debutto dietro la macchina da presa di Luciano Ligabue.
Iscritto fuori concorso, inizialmente, non riceve i favori della critica, che riscontra nella qualità globale del film diverse pecche ed un'interpretazione appena sufficiente.
Un mese più tardi, precisamente il 16 Ottobre 1998, "Radiofreccia" esce nelle sale cinematografiche di tutta Italia.
Le file al botteghino hanno però clamorosamente dato ragione a Ligabue, cancellando di fatto parecchie critiche, alcune delle quali, piuttosto gratuite.
In poco più di 3 mesi "Radiofreccia" incassa oltre 7 miliardi ai botteghini di tutta Italia, diventando così il settimo film nella classifica degli incassi delle produzioni italiane nel 1998.
Ligabue ottiene grazie a "Radiofreccia" tre Nastri d'Argento (Miglior regista esordiente, miglior colonna sonora, miglior canzone) e due David di Donatello (Miglior regista esordiente e miglior colonna sonora).
La storia è raccontata all'indietro; partendo dal 1993, anno in cui una radio privata della provincia emiliana chiude per sempre le sue trasmissioni, un minuto prima di diventare maggiorenne.
Nata 18 anni prima come Radio Raptus, la piccola emittente cambia nome in onore di Ivan, detto Freccia (Stefano Accorsi) dalla forma di una voglia su una tempia. Il flashback completo ripercorre la storia dell'amicizia di un gruppo di ragazzi con Freccia, cioè con il più spaccone e strafottente, il più libero, il più coraggioso e leale del borgo. E l'ammirazione è il sentimento che ispira l'amicizia di Bruno, Tito, Iena e Boris.
L'ambiente è quello della provincia degli anni '70, anni cruciali in cui la realtà rurale secolare cedeva definitivamente il passo alla modernizzazione.
Anni in cui bastava un trasmettitore da pochi watt per aprire una radio "libera", anni in cui si cominciavano a sentire gli effetti della "rivoluzione sessuale" anche in provincia, ma anche gli anni dell'eroina, della droga come fenomeno di massa.
Così è Bruno che, a dispetto dello scetticismo generale, apre Radio Raptus, ossia una soffitta, un piccolo trasmettitore, un giradischi con i suoi dischi, e la sua voce dentro.
E la radio diviene la seconda casa di tutti e cinque, al punto che Freccia, in seguito ad una lite furiosa con l'arrogante compagno della madre, abbandona la casa natale e si trasferisce nella soffitta di Bruno.
Poi c'è il bar, il "Bar Laika", la loro prima casa, retaggio eterno della vita di paese.
E dentro il bar c'è Adolfo (Francesco Guccini), cioè il barista, il cinquantenne con la battuta avvelenata, uno che non guarda in faccia nessuno, che se fai una cazzata te lo dice senza troppi complimenti, ma anche uno che ti sa capire, che non giudica, che è meglio di un padre, meglio di una madre, soprattutto se sei Freccia.
Cosi la vita scorre , con i ragazzi che fanno gli operai (solo Bruno è ancora studente), girano la provincia in cerca del segnale di Radio Raptus e vanno in discoteca il sabato sera.
Ed è proprio in discoteca che Freccia fa un incontro che cambierà per sempre la sua vita: conosce una ragazza di città, una tossica.
Con lei comincia a farsi.
Con lei percorre il doloroso percorso di ogni tossico. Un percorso che porta all'isolamento.
Ma non alla fine.
Con dolore e fatica, Freccia torna alla vita ed agli amici, alla radio ed al bar.
E poi arriva anche Cristina e l'amore. Che all'inizio è così bello da non sembrare neppure vero.
Che poi invece diventa veleno perché lei ti lascia e te ricominci a farti, e ti fai così tanto che ti trovano morto in un fosso.
E rimane solo Bruno davanti al microfono della vostra radio a ricordarti, te e gli altri, perché questa radio da allora si chiama Radiofreccia e perché chiude proprio oggi che compie 18 anni.
Ed è un giorno come un altro dell'anno 1993.
Il film è girato a Correggio, il paese del neoregista, e dintorni; Ligabue ci racconta un periodo di transizione epocale, che introduce trasformazioni nel costume (la rivoluzione sessuale), rivoluzioni nella comunicazione (con 5 watt una piccola emittente poteva coprire un raggio abbastanza ampio e fare già opinione), flagelli sociale come la diffusione della droga, circondata di tabù e disinformazione.
Con la collaborazione alla regia di Antonello Grimaldi, il cantante è riuscito a raccontare tutto questo in una maniera piana e fluida, senza fronzoli, né particolari cadute di gusto. dirigendo bene il giovane cast di attori che compongono il gruppo di amici, inframmezzando il racconto di titoli fantasiosi in stile naif e alternando al realismo qualche elemento surreale (la comparsa dell'ippopotamo).
Ligabue dimostra una notevole sensibilità nella descrizione caratteriale dei personaggi, in quella che cioè viene definita "introspezione psicologica": è soprattutto in questa fase che Ligabue è stata una piacevole sorpresa nel panorama cinematografico italiano.
Particolarmente toccante il discorso che fa Freccia una notte alla radio e che risulta essere un efficacissimo "spot contro la droga".
Da segnalare anche il particolare impegno messo nella scelta della colonna sonora, con scelte musicali non soltanto d'atmosfera, ma che servono a definire gusti e caratteri dei personaggi: da David Bowie ai Weather Report, da Lou Reed a Iggy Pop, oltre agli inediti del cantante stesso, quali "Ho perso le parole", "Metti in circolo il tuo amore" e "Siamo in onda".
Ligabue sostiene di voler essere il regista di un solo film, però, comparando "Radiofreccia" con la maggioranza dei debutti italiani, c'è da augurarsi che cambi idea. |