Vivere a orecchio
Ligabue si racconta a Riccardo Bertoncelli
Questa è l'edizione riveduta ed aggiornata di "Una Vita da Mediano, uno dei più celebri libri rock degli ultimi anni. La storia di Luciano Ligabue come non era mai stata raccontata prima; un lungo spartito a due voci con un'appassonata narrazione fuori campo che si alterna alle parole del protagonita e va dai Sogni di Rock&roll di un timido ragazzo di provincia all'enorme successo e ai giorni nostri, a Campovolo e a Nome e Cognome.

Questo è un libro speciale, per tanti motivi. Uno dei più importanti è che non ho fatto molta fatica a scriverlo, e non parlo del tempo passato (quello non è stato poco). Voglio dire che non mi sono angustiato, non ho dovuto scalare gli specchi, mi sono perfino divertito tanti erano gli spunti che fiorivano spontanei, dalla storia del rock soprattutto, mentre spulciavoi ritagli in archivio e sbobinavo i nastri registrati quando il progetto è cominciato - sono una bella pila, stanno in una scatola colorata che ogni tanto mi guarda da un angolo della casa e mi ricorda quanto tempo è passato, e quanto quella pianticella è diventata grande. Sette anni ormai.
Ho avuto anche delle belle soddisfazioni. Ragazzi appassionati che ogni tanto mi fermano e mi fanno capire diavermi letto, offrendo e chiedendo complicità, e anche alcune lettere straordinariamente simili scritte però da persone diverse, in momenti diversi, con uan medesima idea di fondo: "grazie per avere capito il mio Ligabue". Gli appassionati di solito sono possessivi, mi piace questa idea che per una volta abbiano spartito il loro eroe con qualcun altro. Voglio pensare che sia accaduto perchè il Ligabue che ho raccontato non era così chiuso, definito, claustrofobico ma aperto, universale. Come il ragazzo uomo che ho conosciuto in questi anni; solare, pieno di energia, con qualche ombra tra le pieghe che mette ancora più in risalto il colore.
Così ho deciso di riprendere le mie pagine datate 1999 e di spostare qualcosa, altro eliminare e soprattutto scrivere sei capitoli nuovi. Mi sono portato avanti per tempo, in tutti questi anni ho mantenutoi i contatti con Luciano, e due-tre volte l'anno sono andato a trovarlo per un punto periodico della situazione. Il mio vecchio scaramantico Panasonic mini cassette non lo ha mai perso di vista anche se lui ha mantenuto un ritmo indiavolato: due album in studio, un live triplo, un libro, un film e 150 concerti nei sei anni da quando era uscita la prima edizione di questo volume. Qui c'è tutto, compreso qualche progetto smarrito per stradao al riparo nei cassetti. Si dica quel che si vuole ma nonche questo aggiornamento è immotivato; il Liga è uno che fa, tiene un passo da anni '60, non da giorni nostri, e le biografie con lui invecchiano presto.
Non dimenticherò qualche critica, e a una in particolare voglio ribattere: "c'è poco fango e troppo zucchero". Non mi sembra proprio, il tasso glicemico è nella norma e la mia lingua non è mai stata fra quelle "allenate a battere i tamburi", per diral come De Andrè. Quanto al fango, mi piace riprendere quanto scrivevo nella nota alla prima edizione: "Molte cose le ho lasciate fuori apposta. Ho lasciato fuori pettegolezzi, malignità, aspetti intimi, scandalismi, le salse Tex Mex che ormai non piacciono più solo ai tabloid ma anche ai quotidiani seri. L'ho fatto per uno stile mio e per rispetto di una persona che ha sempre voluto tenere ben distinta la sua vita privata da quella pubblica. Poi magari qualcuno dirà che c'è poco gusto, ma il cuoco ha deciso così".
Poi magari, aggiungo, salterà fuori un giorno un Albert Goldman sborrone che si metterà sulle tracce della "dark side " di Ligabue facendosi carico di tutto il possibile fango e liquami. Faccia pure, a me non interessa, punto. E poi questa è una storia particolare. Più che una biografia convenzionale, è una conversazione fra realtà e fantasia dove siamo in pochissimi: io, Ligabue e quel suo doppio sfuggente che parla delle sue opere. Solo noi quasi sempre, il resto è sullo sfondo.
Per scaramanzia e affetto ho deciso di non scrivere una nuova "intro" ma di lasciare quella vecchia, anche se Radiofreccia non è più dietro l'angolo ma è storia ormai. Per gli stessi motivi chiudo questa nota come la prima volta, facendomi prestare le parole di Fernanda Pivano. Così introduco il nostro soggetto e mando anche un bacio alla Nanda, che non fa mai male. "Sembra la reincarnzione di un Indiano d'America, con quei riccioli neri spettinati e quegli occhi ribaldi, gli stivaletti ricamati, i calzoni sgualciti, le magliette nere, due cerechietti d'oro nello stesso orecchio, al collo amuleti della Giamaica, della Thailandia, dei Thuareg, anelli Opi o orientali trovati nei mercatini: è Luciano Ligabue, detto il Liga, con il suo solare, maliardo sorriso mediterraneo...".


Riccardo Bertoncelli

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